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sabato 13 novembre 2010
Sergio Zarate a Lalaziosiamonoi: "Maurito vuole restare a Roma; E' uscito arrabbiato da Cesena perchè la Lazio stava giocando male"
Due anni fa, di questi tempi, Mauro Zarate sbarcato da pochi mesi in Italia aveva sorpreso tutti, dalla stessa dirigenza biancoceleste a tutte le tifoserie d’Italia, accese la passione e la fantasia del pubblico, un giocatore che nell’ambiente laziale mancava ormai da troppo tempo. Con le su perle El Pibe de Haedo regalò tantissime emozioni a tifosi della Lazio. Da due stagioni, però, Maurito non sembra più lui: prima un campionato disastroso con pochissimi lampi (appena 3 gol) e poi un rapporto con mister Edy Reja che dallo scorso gennaio stenta a decollare. L’ultimo atto tra i due è andato in scena mercoledì sera a Cesena, quando al 70’ Zarate viene richiamato in panchina (al suo posto entra Gonzalez). Maurito esce scuro in volto, sfila vicino al tecnico goriziano senza salutarlo e va subito negli spogliatoi. Per chiarire tale vicenda e per conoscere il futuro dello stesso Zarate, la redazione de Lalaziosiamonoi.it ha contatto in esclusiva il fratello procuratore dell’attaccante argentino, Sergio Zarate. “Ho parlato ieri con Maurito ed era molto giù di morale, ma non per la sostituzione, solo perché la Lazio ha perso a Cesena”. Negli ultimi giorni si sono susseguite le voci di una possibile cessione di Zarate a gennaio, oggi lo stesso presidente Lotito ha rimandato ogni discorso alla prossima sessione di mercato “Siamo a novembre, non è un problema attuale, il mercato apre a gennaio, ne riparleremo. Purtroppo tutti i giocatori hanno alti e bassi, ma sono convinto che lui abbia grandi potenzialità e potrà riaffermarlo sul campo”. Ma il fratello-agente smentisce qualsiasi contatto con altri club: “Noi abbiamo un contratto con la Lazio e in questo momento non abbiamo preso in esame nessuna alternativa – spiega Sergio -. Comunque a breve parlerò con Lotito e cercherò di capire come stanno le cose, anche se io non credo che ci sarà qualche problema, Maurito ama la gente laziale e vuole restare a Roma”. Però, dalle prime giornate di campionato, sembra che Mauro non rientri pienamente nei piani di Reja: otto partite da titolare e altrettante sostituzioni e in questa stagione viene schierato in una posizione da lui poco amata: “Per quanto riguarda il fatto che lui gioca da esterno destro, è una decisione che spetta esclusivamente a Reja, nella quale non può entrare ne Maurito, ne il sottoscritto e ne tantomeno il presidente della Lazio. Però, una cosa è sicura, Maurito più sta vicino alla porta e più possibilità ha di segnare – spiega Sergio -, conosciamo tutti il suo vero ruolo, ma se deve giocare in questa posizione per aiutare la Lazio lo fa volentieri”. Poi, si ritorna a parlare della sostituzione di Cesena, che in questi ultimi giorni ha animato l’ambiente biancoceleste: “Io penso che questo sarà un caso che si sgonfierà subito, perché da quello che ho capito domenica dovrebbe partire titolare”, ha concluso Sergio Zarate.
venerdì 12 novembre 2010
Serie A 2010-2011; 11° Giornata: Cesena-Lazio 1-0
Ha perso partita e primato, portandosi dietro anche la contestazione di Zarate. Uscito dal campo con un applauso (ironico?), per poi rifugiarsi immediatamente negli spogliatoi. Non ha gradito la sostituzione, una decisione che è andata a pesare su un nervosismo di base nato dal fatto di non sentirsi considerato giocatore di prima fascia. Diciamo subito che fino a quel momento (25' della ripresa) l'argentino non aveva creato pericoli, anzi aveva sbagliato in più di un'occasione. Ma era comunque riuscito a tenere alta la squadra, a cucire tra difesa e attacco andandosi ad assumere l'onere di quasi tutte le ripartenze.
Ma non è stato lì che la Lazio ha perso la partita. Una gara decisa da un grande gol di Parolo, una mazzata da trenta metri che è andata a infilarsi sotto la traversa. La squadra romana è sembrata inadeguata in alcuni elementi (Diakitè, Bresciano) e soprattutto priva di spinta in fase offensiva. Pensando troppo al Napoli, si è ritrovata ad avere poco da puntare sul campo del Cesena, ultima della classifica.
VELOCITA’ -Ha sofferto maledettamente nella mezzora iniziale. Sulla sua fascia sinistra il Cesena ha spinto e non ha trovato opposizione. Giaccherini andava via in velocità, lasciando sul posto Diakitè, creandosuperiorità numerica e riuscendo a concretizzare quel vantaggio. C'era troppo campo laggiù, Ledesma doveva andare più volte in copertura e in alcune occasioni si trovava in affanno. Per tre volte in sei minuti il Cesena creava occasioni da gol (Colucci, Giaccherini e Parolo nell'ordine). Appiah e Parolo giocavano alti e pressavano. La Lazio penava l'anima nel tentativo di frenare l'offensiva, Muslera si produceva in due ottimi interventi. Bresciano vagava per il campo in un ruolo che non sentiva suo. Poi, qualcosa cambiava.
FIDUCIA -Era Ficcadenti, il coach del Cesena, a restituire fiato e spazi alla squadra romana. Sembrava quasi volesse farsi del male da solo. Invertiva gli esterni. Jimenez a sinistra, Giaccherini a destra. Spezzava cioè il meccanismo che sino a quel momento aveva dato tanto alla sua squadra. Accadeva così che Diakitè riacquistasse fiducia, provasse addirittura a spingere. Era la Lazio tutta a crescere, ad andare assai vicina alla marcatura con una magia di Foggia, che concludeva un pregevole scambio con Floccari, disegnando una palombella ( come si direbbe nella pallanuoto) che andava a centrare la traversa (38'). Peccato, sarebbe stato un grande gol.
Reja provava a cambiare più volte il modo di giocare le sue carte. Aveva già osato abbastanza nel momento in cui aveva mandato in campo la squadra, sostituendo più della metà degli uomini rispetto al derby contro la Roma. Qualche sostituizione naturale, qualche riposo forzato in vista della sfida con il Napoli di domenica all'oradi pranzo. Il tecnico friulano provava addirittura un 4- 2- 1- 3 che vedeva Bresciano dietro il trio Foggia- Zarate- Floccari. E nell'ultimo quarto d'ora del primo tempo la Lazio usciva dal tunnel. Riprendeva in mano il gioco e occupava la metàcampo avversaria, cosa che nei primi trenta minuti non era mai riuscita a fare.
Floccari lottava come un leone, ma così facendo sprecava incredibili energie per poi non essere più in condizione nel momento in cui era chiamato a svolgere il suo lavoro. Quello del bomber. Foggia riusciva a macinare avversari e gioco. Dietro la mediana Ledesma/ Matuzalem con Bresciano leggermente più avanti chiudeva il tempo regalando la speranza di una ripresa più solida, maggiormente efficace. Da prima della classe. Da squadra che si era presentata qui con quattro vittorie esterne consecutive, contro un Cesena chenon vinceva da sette gare.
SCOSSONI -Nella ripresa Ficcadenti riportava l'assetto nella configurazione che gli aveva dato così brillanti risultati, con Giacchetti a sinistra. Ma Lauro doveva fare i conti con Foggia e non poteva più appoggiare il compagno, mentre Parolo doveva svolgere un lavoro di copertura superiore a quello dei 45' iniziali. Il secondo tempo scivolava via senza scossoni, senza emozioni. Fino al capolavoro di Parolo. Una brutta botta per la Lazio che sembrava ormai pronta a godersi un pari esterno che le avrebbe permesso di mantenere la testa della classifica, anche se in comproprietà. E domenica c'è un Napoli in crescita.
Ma non è stato lì che la Lazio ha perso la partita. Una gara decisa da un grande gol di Parolo, una mazzata da trenta metri che è andata a infilarsi sotto la traversa. La squadra romana è sembrata inadeguata in alcuni elementi (Diakitè, Bresciano) e soprattutto priva di spinta in fase offensiva. Pensando troppo al Napoli, si è ritrovata ad avere poco da puntare sul campo del Cesena, ultima della classifica.
VELOCITA’ -Ha sofferto maledettamente nella mezzora iniziale. Sulla sua fascia sinistra il Cesena ha spinto e non ha trovato opposizione. Giaccherini andava via in velocità, lasciando sul posto Diakitè, creandosuperiorità numerica e riuscendo a concretizzare quel vantaggio. C'era troppo campo laggiù, Ledesma doveva andare più volte in copertura e in alcune occasioni si trovava in affanno. Per tre volte in sei minuti il Cesena creava occasioni da gol (Colucci, Giaccherini e Parolo nell'ordine). Appiah e Parolo giocavano alti e pressavano. La Lazio penava l'anima nel tentativo di frenare l'offensiva, Muslera si produceva in due ottimi interventi. Bresciano vagava per il campo in un ruolo che non sentiva suo. Poi, qualcosa cambiava.
FIDUCIA -Era Ficcadenti, il coach del Cesena, a restituire fiato e spazi alla squadra romana. Sembrava quasi volesse farsi del male da solo. Invertiva gli esterni. Jimenez a sinistra, Giaccherini a destra. Spezzava cioè il meccanismo che sino a quel momento aveva dato tanto alla sua squadra. Accadeva così che Diakitè riacquistasse fiducia, provasse addirittura a spingere. Era la Lazio tutta a crescere, ad andare assai vicina alla marcatura con una magia di Foggia, che concludeva un pregevole scambio con Floccari, disegnando una palombella ( come si direbbe nella pallanuoto) che andava a centrare la traversa (38'). Peccato, sarebbe stato un grande gol.
Reja provava a cambiare più volte il modo di giocare le sue carte. Aveva già osato abbastanza nel momento in cui aveva mandato in campo la squadra, sostituendo più della metà degli uomini rispetto al derby contro la Roma. Qualche sostituizione naturale, qualche riposo forzato in vista della sfida con il Napoli di domenica all'oradi pranzo. Il tecnico friulano provava addirittura un 4- 2- 1- 3 che vedeva Bresciano dietro il trio Foggia- Zarate- Floccari. E nell'ultimo quarto d'ora del primo tempo la Lazio usciva dal tunnel. Riprendeva in mano il gioco e occupava la metàcampo avversaria, cosa che nei primi trenta minuti non era mai riuscita a fare.
Floccari lottava come un leone, ma così facendo sprecava incredibili energie per poi non essere più in condizione nel momento in cui era chiamato a svolgere il suo lavoro. Quello del bomber. Foggia riusciva a macinare avversari e gioco. Dietro la mediana Ledesma/ Matuzalem con Bresciano leggermente più avanti chiudeva il tempo regalando la speranza di una ripresa più solida, maggiormente efficace. Da prima della classe. Da squadra che si era presentata qui con quattro vittorie esterne consecutive, contro un Cesena chenon vinceva da sette gare.
SCOSSONI -Nella ripresa Ficcadenti riportava l'assetto nella configurazione che gli aveva dato così brillanti risultati, con Giacchetti a sinistra. Ma Lauro doveva fare i conti con Foggia e non poteva più appoggiare il compagno, mentre Parolo doveva svolgere un lavoro di copertura superiore a quello dei 45' iniziali. Il secondo tempo scivolava via senza scossoni, senza emozioni. Fino al capolavoro di Parolo. Una brutta botta per la Lazio che sembrava ormai pronta a godersi un pari esterno che le avrebbe permesso di mantenere la testa della classifica, anche se in comproprietà. E domenica c'è un Napoli in crescita.
domenica 7 novembre 2010
"Pensieri di Lazio": Un Derby da dimenticare in fretta e una partita col Cesena da preparare
Il Derby è passato. Io personalmente ho una mia mentalità, che mai riesco ad applicare su me stesso, ma che se i giocatori riuscissero ad applicare i giocatori, questa stracittadina non farebbe niente al nostro morale, ossia: Quando il Derby si vince, è una partita stratosferica, quando il Derby si perde è una partita con le altre!
Sembra difficile èh?! Si, si è difficile, ma i nostri ragazzi devono provarci, perchè hanno l'opportunità immediata di tornare subito in corsa, di riprendere a correre. Infatti si giocherà mercoledì 10 novembre: OTTIMO! Per fortuna! Si andrà a Cesena, con la squadra romagnola che, come noi, ha subito un paio di torti gravi in questa giornata di campionato. E come potremmo andare a giocare in terra Padana?
Dopo l'esperimento, fallito, del 4-3-1-2, è ovvio un ritorno al 4-2-3-1. Quindi a questo punto non è più una questione di modulo, ma bensì una questione di uomini, visto che si dovranno giocare altre due partite in quattro giorni. Penso ad un turn-over che possa riguardare 3-4 giocatori, uno su tutti Hernanes, che dopo sessanta partite da gennaio senza mai fermarsi, non è in grado di giocare tre partite in una settimana. Volendo dare una formazione tipo, quella che diciamo mi aspetto/vorrei in campo:
4-2-3-1: Muslera; Cavanda, Dias, Biava, Radu; Matuzalem, Gonzalez; Foggia, Mauri, Zarate; Floccari (Rocchi).
Oggi più di ieri, Forza Lazio! Vola in alto Olimpia!
Alessio Servadio
Sembra difficile èh?! Si, si è difficile, ma i nostri ragazzi devono provarci, perchè hanno l'opportunità immediata di tornare subito in corsa, di riprendere a correre. Infatti si giocherà mercoledì 10 novembre: OTTIMO! Per fortuna! Si andrà a Cesena, con la squadra romagnola che, come noi, ha subito un paio di torti gravi in questa giornata di campionato. E come potremmo andare a giocare in terra Padana?
Dopo l'esperimento, fallito, del 4-3-1-2, è ovvio un ritorno al 4-2-3-1. Quindi a questo punto non è più una questione di modulo, ma bensì una questione di uomini, visto che si dovranno giocare altre due partite in quattro giorni. Penso ad un turn-over che possa riguardare 3-4 giocatori, uno su tutti Hernanes, che dopo sessanta partite da gennaio senza mai fermarsi, non è in grado di giocare tre partite in una settimana. Volendo dare una formazione tipo, quella che diciamo mi aspetto/vorrei in campo:
4-2-3-1: Muslera; Cavanda, Dias, Biava, Radu; Matuzalem, Gonzalez; Foggia, Mauri, Zarate; Floccari (Rocchi).
Oggi più di ieri, Forza Lazio! Vola in alto Olimpia!
Alessio Servadio
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